Tabaccaio ucciso tre anni fa, 4 arresti nel Reggino, blitz contro la cosca Tegano


REGGIO CALABRIA. Si era rifiutato di chiudere la tabaccheria che faceva ombra a quella del clan, per questo lo hanno ucciso. Sono stati individuati e arrestati i quattro mandanti ed esecutori dell’ex carabiniere Bruno Ielo, freddato in un agguato la sera del 25 maggio 2017 a Catona, alla periferia nord di Reggio Calabria. Per tutti le accuse sono a vario titolo, di omicidio premeditato, tentata estorsione, rapina e tentato omicidio aggravati dal metodo mafioso e dall’avere agevolato la ‘ndrangheta. Tutti delitti di cui Ielo è stato vittima prima di essere ucciso. Un omicidio efferato, volutamente plateale, che per il clan Tegano – ha ricostruito la procura antimafia di Reggio Calabria, grazie alle indagini della Squadra Mobile – doveva servire da messaggio per tutta la zona.

Storico “cortile di casa” del vicino quartiere di Archi, da sempre roccaforte dell’élite dei clan di Reggio Calabria, Catona insieme alla limitrofa Gallico, all’epoca stava tentando di emanciparsi dalla loro pesante ombra. Ma i Tegano non lo hanno mai permesso e di quella guerra – hanno capito gli inquirenti – Bruno Ielo è stata una vittima collaterale. Il suo errore? Avere aperto una tabaccheria che faceva ombra a quella del mandante dell’omicidio, Francesco Polimeni,  elemento di spicco del clan Tegano, e rifiutarsi di chiuderla nonostante le ripetute minacce. Per il procuratore capo di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri ”Il delitto risponde ad una precisa strategia di controllo del territorio che ha visto la cosca Tegano intervenire per eliminare anche fisicamente la concorrenza”.

 Per questo Ielo è stato ucciso in modo plateale. Un’esecuzione in piena regola. lI killer, Francesco Mario Dattilo, ha aspettato che abbassasse la saracinesca e si dirigesse verso casa. Lui – lo sapeva – viaggiava in scooter, dietro lo seguiva sempre la figlia in auto. E proprio di fronte agli occhi della donna ha agito. A farlo entrare in azione, il “via libera” del mandante Francesco Polimeni, che insieme a Cosimo Scaramozzino, pedinava Ielo fin dalla chiusura della tabaccheria. In pochi secondi, a bordo di uno sccoter, il killer Francesco Mario Dattilo ha affiancato Ielo, poi gli ha sparato due colpi di pistola calibro 7,65. Il primo lo ha ferito alla mano facendogli perdere il controllo del mezzo, il secondo lo ha raggiunto alla mandibola, uccidendolo all’istante. Prima di darsi alla fuga, il killer si è attardato a lasciare accanto al cadavere una pistola, senza però toccare i 7mila euro di incasso che l’uomo portava con sé. Una circostanza non casuale e una firma.

Da qui sono partiti gli inquirenti della procura antimafia di Reggio Calabria, guidata da Giovanni Bombardieri per ricostruire l’accaduto. Esclusa immediatamente l’ipotesi di una rapina efferata, hanno messo in relazione l’omicidio con un altro strano tentativo di rapina che Ielo aveva subito nell’agosto nel novembre del 2016. All’epoca, la tabaccheria aveva aperto da poco, ma già dava fastidio. Un pomeriggio, due persone con il volto coperto da caschi integrali, Francesco Mario Dattilo e Giuseppe Antonio Ciaramita si erano presentate armate di pistola, pretendendo l’incasso. Di fronte alle resistenze del tabaccaio, gli avevano sparato in bocca, per poi allontanarsi con parte dell’incasso. Una ferita grave –  il proiettile gli ha attraversato la  guancia – ma che non l’ha ucciso.  Anche in quel caso, a terra era rimasta una pistola. Forse era caduta a uno dei due durante la fuga, forse era stata lasciata a mo’ di firma o di chiara intimidazione. Ma Ielo non ha recepito. Insieme alla famiglia ha continuato a tenere aperta la tabaccheria e per questo è stato “punito”. “Questo commerciante è caduto sotto i colpi della ‘ndrangheta perché i Tegano – ha detto il capo della Squadra Mobile, Francesco Rattà – hanno voluto dimostrare che per ogni attività commerciale bisogna chiedere il permesso”. Qualche mese prima di lui, il 34enne Tarik Kacha, considerato uno dei più noti spacciatori di zona, era stato ucciso in un vero e proprio agguato. Un omicidio ancora irrisolto, ma che secondo indiscrezioni avrebbe la medesima matrice e motivazione: riaffermare di fronte a tutta la comunità la perdurante operatività della cosca, pronta a reprimere chiunque osasse metterne in discussione la sua potenza criminale e il dominio sul territorio.
 
 


“La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile”

Carlo Verdelli
ABBONATI A REPUBBLICA



Source link